Giacomo Valle Nigretti, questo il vero nome anagrafico del maestro, nasce a Serina (BG) intorno all’anno 1480.
Questa data è desunta da quanto scritto dal Vasari, che fa risalire la sua morte, nel 1528, all’età di 48 anni; tuttavia è pure confermata, come probabile, dalla data di iscrizione, nel 1513, alla Scuola Grande di San Marco, visto che, secondo le leggi veneziane del tempo, il maestro doveva avere, allora, sicuramente più di 29 anni.
Nel corso dell’ultima decade del ‘400 si trasferisce a Venezia, dove inizia il suo percorso artistico frequentando, probabilmente, la bottega di un maestro della Scuola veneziana; la più accreditata è quella del capostipite Giovanni Bellini.
Terminato il periodo di apprendistato (solitamente della durata di 4/5 anni), inizia la sua attività autonoma, sebbene continuando a lavorare e a collaborare con qualche altro maestro operante in laguna; Cima da Conegliano è quello ritenuto più probabile.
Già nelle sue prime opere, di inizio ‘500, si firma con lo pseudonimo Palma, facendo riferimento all’albero; infatti, nella sua ’Madonna col Bambino’, oggi esposta nel Museo di Berlino, aggiunge alla firma due rametti di palma.
Nel 1513 Palma risulta iscritto, come già ricordato, ad una delle sei Scuole Grandi di Venezia, quella di San Marco; questa informazione conferma che, il suo arrivo in laguna, non possa che essere avvenuto almeno 15 anni prima, il tempo necessario per diventare cittadino veneziano, condizione necessaria per quell’iscrizione.
All’inizio del 1514, un documento certifica che, l’artista serinese, ha già conseguito il titolo di Maestro e che, probabilmente, può già aver aperto una propria bottega.
Nei restanti 15 anni della sua carriera, Palma raggiunge il successo e l’eccellenza, spaziando dal genere sacro devozionale, a quello volutamente didascalico, da quello mitologico a quello della ritrattistica, sia celebrativa che idealizzante.
Egli diventa ben presto, assieme a Tiziano, l’artista più richiesto e apprezzato dalla committenza veneziana; i documenti arrivati a noi (quello di Marcantonio Michiel in primis) e le attribuzioni certe, non lasciano dubbi al riguardo.
Muore, a Venezia, il 30 luglio del 1528, dopo aver contratto una malattia contagiosa, della durata di tre settimane scarse, che gli causa un’emorragia intestinale letale, ma che gli dà il tempo di dettare, due giorni prima del decesso, il proprio testamento.
Tale documento, ritrovato nella seconda metà dell’800, ha fornito agli studiosi alcune informazioni molto utili: oltre a farci comprendere la probabile causa della morte, dimostra che Palma non si era sposato e che non aveva avuto alcuna figlia, come vorrebbe una diceria che, ancor oggi, continua ad essere tramandata; infine, che aveva lasciato una rendita vitalizia ai quattro figli del fratello Bartolomeo, tre dei quali, rimasti orfani di entrambi i genitori, se li era portati con sé a Venezia, probabilmente già dal 1524.
Da un altro documento, l’Inventario dei suoi beni, stilato nel 1529, emerge la notevole mole di lavoro che egli aveva in corso d’opera al momento della morte e, quindi, conferma quanto fosse richiesta e apprezzata la sua arte.
A parte all’inizio della sua attività, in alcuni sporadici casi, il maestro non ha mai firmato le proprie opere, a dimostrazione della sua consapevolezza, nel valore e nella singolarità della propria proposta artistica.
Bibliografia
Palma il Vecchio L’opera completa di Philip Rylands;
Milano, Arnoldo Mondadori Editore 1988.
Palma il Vecchio Lo sguardo della Bellezza di G.C.F. Villa;
Milano, Skira Editore 2015.
Lotto, Palma e Tiziano La loro idea del Sacro di Marino Cavagna;
Bergamo, Corponove, 2022.




