Ai dipinti di genere sacro, finalizzati principalmente alla devozione, si possono annoverare circa cinquanta opere; tra queste hanno un posto di rilievo le cosiddette Sacre Conversazioni (nelle didascalie da ora S.C.), un genere tipico della scuola veneziana e di cui, Palma, è stato sicuramente un innovatore ed il massimo esecutore, come si va a dimostrare.
Sacre Conversazioni
Per Sacre Conversazioni si intendono quei dipinti di epoca rinascimentale in cui i soggetti principali, solitamente la Madonna ed il Bambino, sono attorniati da Santi vari, con l’aggiunta, a volte, pure dei committenti.
Questo termine, inventato dagli studiosi solo nel 18° secolo, è da interpretare nel vero significato del termine latino ‘conversatio’, vale a dire: incontro e riunione di più persone ed il loro ritrovarsi assieme.
In tutta Italia possiamo trovare pale d’altare di questo tipo; esse non fanno altro che riprodurre, su tavola unificata, quanto si era soliti fare nei polittici già dal XIII secolo.
In queste opere, dove troviamo, in uno stesso dipinto, santi vissuti in epoche diverse e raffigurati pure con età diverse (il caso più emblematico è quello di Giovanni il Battista, che possiamo trovare sia come adulto che come bambino), non si racconta alcun fatto evangelico o biblico, da cui trarre un insegnamento, o utile a confermare o rafforzare la propria fede religiosa; sono più che altro opere destinate, per l’appunto, alla devozione e alla venerazione dei personaggi raffigurati.
Ciò che ci permette di riconoscere i vari santi, sono gli oggetti che gli artisti dipingono, in mano o accanto a loro, perché hanno avuto a che fare con la loro vita o, se martiri, identificano il modo in cui hanno subito la morte.
Tuttavia, a partire dall’ultimo decennio del ‘400, fino a metà del XVI secolo, da Venezia e da quella scuola si diffuse anche un’altra tipologia di Sacre Conversazioni, generalmente di formato orizzontale, che solo raramente era concepita come un’opera da esporre in un luogo sacro, essendo destinata, per lo più, ad ambienti di carattere privato.
Opportuna distinzione
Riguardo a tali dipinti, per il modo in cui i vari artisti li hanno pensati e proposti, sarebbe necessario fare una distinzione tra Sacre Conversazioni e semplici Raffigurazioni Sacre.
Infatti, in queste ultime, diversamente dalle prime, troviamo i vari personaggi in posa e assorti ognuno nei propri pensieri; non c’è alcun tipo di rapporto tra di loro, non solo dal punto di vista fisico, coi loro gesti, ma nemmeno con lo sguardo mostrano attenzione l’un l’altro.
Il fatto che a volte rivolgano lo sguardo verso chi guarda il dipinto, non vuol dire che essi vogliano relazionarsi con noi osservatori, dal momento che, con le loro pose, non preannunciano uno scambio comunicativo, ma solo quello di essere guardati e venerati.
Certa Critica considera Giovanni Bellini, ritenuto a ragione il padre del rinascimento della pittura veneziana, l’ideatore di questo genere artistico; in realtà, gli sono attribuite meno di 10 opere e, di queste, solo 3 possono essere considerate vere e proprie Sacre Conversazioni, mentre le altre sono semplicemente delle Raffigurazioni Sacre.
Di queste ultime, qui sotto ne potete vedere due esempi (Fig.1 e 2) assai famosi.
Ciononostante, tra i più grandi artisti della scuola veneziana del XVI secolo, solo a Cima da Conegliano, Lotto, Palma e Tiziano ne sono attribuite di più che a Bellini, mentre degli altri (Carpaccio, Giorgione, Sebastiano Luciani, Pordenone, Tintoretto, Jacopo Bassano, Veronese) se ne conoscono ancora meno, o addirittura nessuna.
A Cima ne sono attribuite una quindicina, di Lotto e Tiziano ne abbiamo qualche unità in più, mentre di Palma una trentina, in un arco di tempo nettamente inferiore rispetto agli ultimi due colleghi; infatti, a costoro, sono attribuite solo una decina di opere, antecedenti la morte del maestro orobico.
I numeri possono variare di qualche unità, a seconda delle attribuzioni dei vari critici, ma ciò non influisce, comunque, sul discorso generale.
Un successo motivato
Di conseguenza, non si può non essere d’accordo con Philip Rylands quando riconosce, nella sua monografia, che nessun altro pittore abbia legato il proprio nome a questo genere, quanto Palma, tanto da essere stato preso a modello da parte di altri pittori, operanti a Venezia in quel tempo, quali: Bonifacio Veronese, Paris Bordon, Rocco Marconi e Bernardino Licinio che, a loro volta, si specializzarono in questo genere; a nessuno di costoro, comunque, viene attribuito un analogo numero di tali opere.
Inoltre si può pure affermare che, egli, sia stato colui che ha trasformato questo genere, facendolo diventare talmente apprezzato e richiesto che, come ci dice Carlo Ridolfi, i suoi dipinti venivano subito acquistati e portati all’estero, e uno, addirittura, purtroppo non arrivato a noi, quando i principi e i regnanti arrivavano a Venezia, venivano subito condotti a vederlo e ad ammirarlo.
Entrando nel merito dell’analisi di queste opere, possiamo verificare come siano diverse le scelte iconografiche di Palma, rispetto a quelle, per esempio, di Lotto e Tiziano.
Il ruolo del paesaggio
Per esempio, per questi ultimi, generalmente gli incontri avvengono solo tra persone elette, perché sante, in luoghi appartati, lontani da occhi indiscreti, dove il paesaggio è spesso ridotto a spicchi, oppure si limita a cielo, prati o monti e dove è assente ogni segno di presenza umana, come potete vedere, sopra, nei due dipinti di Lotto (Fig.3 e 4), e sotto, nei due di Tiziano (Fig.5 e 6).
Palma, invece, sembra volerli concepire come la discesa di Maria e del Bambino tra gli uomini; infatti li ambienta, quasi sempre, vicino alle abitazioni, oltre ad inserire pastori al pascolo e, nel 30% dei casi, persino il committente, mentre il paesaggio non è quasi mai ridotto ad uno spicchio del dipinto (Fig.7 e 8).
Come si può ben vedere, il paesaggio è un tutt’uno con la scena dipinta ed assurge ad un ruolo fondamentale, facendo non solo da sfondo, ma diventando attore in molte delle sue opere, poiché l’ambientazione viene proposta, sempre, all’aria aperta.
Anche quando lo spazio concessogli è ridotto, le abitazioni dipinte, che rappresentano la presenza umana, risultano quasi sempre non molto distanti dai personaggi raffigurati.
In definitiva, raramente viene proposto uno stacco netto tra il mondo terreno ed il luogo dell’incontro; per lo più troviamo alle spalle di Maria solo un albero dal valore simbolico, poiché allude alla missione redentrice di Gesù, e mai solo degli sfondi scuri (teli, pareti, boscaglia), come avviene spesso in Tiziano e, soprattutto, in Lotto.
Lo storico dell’arte G.C.F. Villa ci dice che: “Palma ha la capacità di raccontarci il sentimento dei santi e il dialogo interiore che questi instaurano con il paesaggio, portando a Venezia le valli della Bergamasca, le montagne della sua infanzia, e trasformando il paesaggio: non più un semplice sfondo accessorio, ma un riferimento emotivo, uno specchio dei sentimenti che muovono i protagonisti della sua pittura.
…La memoria dei prati dell’infanzia, dei boschi delle amate valli bergamasche, riemerge ogni volta puntualmente, nella cura con cui sono scelte le diverse specie, nella forza dei contorti e antichi alberi cui spesso si appoggiano le sue figure.
Palma giunge poi a rendere il paesaggio stesso protagonista, anticipando la stessa stagione dei Bassano, anche in questo caso ricostruendo a memoria le atmosfere pastorali delle vallate familiari”.
Non un ritrovo tra soli eletti
Anche la presenza numerosa di dipinti con presenti i committenti, conferma l’idea di Palma che quelli dipinti siano dei veri momenti di ritrovo in cui, Gesù e Maria, scendono sulla terra per stare vicino a chiunque lo desideri; innanzitutto a coloro, i santi, che hanno saputo meglio di altri seguire i loro insegnamenti, ma pure a chiunque voglia intrattenersi con Loro, per chiedere aiuto ed imparare ad imitarne le gesta.
Insomma, le Sacre Conversazioni di Palma non sono solo dei ritrovi tra eletti, come quelle di Lotto e Tiziano, ma piuttosto la dimostrazione di un Dio che sta in mezzo agli uomini.
Come si evidenzia in gran parte dei dipinti di genere sacro raffiguranti episodi biblici, che mostrano una spiccata tensione didascalica, anche in questo genere artistico Palma non si smentisce e sembra voglia riproporre la sua convinzione profonda, che gli uomini non sono degli esseri abbandonati a sé stressi, ma possono sempre contare sull’aiuto di Maria, di Gesù e dei santi.
La distanza dell’uomo, da un Dio misterioso e invisibile, si è azzerata; da questo momento il credente può davvero sentire che Dio è con lui, in ogni momento e situazione della propria vita.
L’umanità di Gesù
Inoltre, diversamente da Lotto e Tiziano, Palma ci tiene ad evidenziare, quasi sempre, l’umanità del Bambin Gesù, mettendo bene in mostra il suo sesso (Partic.1, 2 e 3); è importante far notare che troviamo questo particolare in oltre l’80% delle sue Sacre Conversazioni (contro il 25% di Tiziano ed il 33% di Lotto) e in tutte le quattro pale raffiguranti il Bambino.
Insomma, è come se Palma ci tenesse a dimostrare che quel Bambino, non era solo Dio, ma anche vero uomo.
Questo particolare è molto importante, perché dobbiamo tener conto che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha dovuto difendere e chiarire a più riprese questa verità di fede, contro eresie che non la riconoscevano; significativo che essa prevedesse, nella recita del Credo, durante la celebrazione della messa, che ci si inginocchiasse al momento di proferire: “et incarnatus est ex Maria Virgine, et homo factus est”; ancora oggi il celebrante si inchina nel proferire queste stesse parole.
Insomma, la scelta di Palma di mostrare la nudità del Bambino, era motivata da un ben preciso motivo teologico.
Come sostenuto dal critico d’arte Leo Steinberg: “Nel simbolismo tradizionale l’organo maschile tende a significare potere… L’organo sessuale esibito dal Bambino Gesù, lungi dall’asseverare un’aggressiva virilità, costituisce il riconoscimento del fatto che Dio ha assunto in sé l’umana debolezza; è un affermazione non già di superiore valentia, bensì di condiscendenza all’affinità, un segno dell’autoumiliazione del Creatore, che si abbassa alla condizione della sua creatura”.
Santità appannaggio di tutti
Infine, Palma, vuole che l’osservatore capisca che i personaggi raffigurati, prima di diventare santi, sono state delle persone come lui e non degli esseri angelicati, o appartenenti ad un altro mondo; che possono quindi essere presi a modello dai credenti, perché anch’essi hanno dovuto passare attraverso le tribolazioni della vita e, alcuni, sperimentare addirittura i dolori più atroci.
Per esempio, a differenza di Lotto, fin dalle sue prime S.C. non dipinge quasi mai l’aureola; inoltre, fin dalla S.C. della Galleria Borghese, del 1508, veste le sue sante alla moda del tempo (Partic.4 e 5), quando Lotto, lo farà solo dopo il 1520.
E’ come se il maestro volesse far comprendere che esse, prima di diventare tali, erano state donne come tutte le altre o, comunque, che la santità può essere appannaggio di ogni persona, perché anche costoro avevano dovuto fare i conti e lottare con i propri limiti e le proprie debolezze; quanto si va ad evidenziare ne è la conferma.
La Maddalena
I santi maggiormente raffigurati da Palma, nelle sue Sacre Conversazioni, sono nell’ordine: Giovanni Battista, Caterina d’Alessandria e Maria Maddalena.
Mentre i primi due sono comuni anche agli altri artisti, la presenza di quest’ultima, in ben 10 casi, rappresenta davvero una novità, dal momento che è un personaggio solitamente ignorato; basti dire che in quelle di Lotto non la troviamo mai e in quelle di Tiziano una sola volta.
Oggi la Chiesa ci dice che Maria di Magdala, da cui Maddalena, non ha nulla a che vedere con la donna definita “peccatrice” che, in casa del fariseo, in segno di pentimento lavò i piedi a Gesù con le proprie lacrime, li asciugò con i propri capelli e li cosparse di olio profumato e di cui Gesù disse: “Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato” (Lc 7, 36-47) e nemmeno con la sorella di Lazzaro che si comportò allo stesso modo (Gv 12, 1-8).
Era invece quella donna che fu liberata da sette demoni (Lc 8, 2), che troviamo ai piedi della croce e che il giorno di Pasqua andò al sepolcro per cospargere il corpo di olio, trovandolo vuoto, e che, dopo l’incontro con Gesù Risorto, scambiato per un giardiniere, corse ad informare gli apostoli per la scoperta fatta.
Tuttavia, nel ‘500, la maggior parte degli artisti, in tema di santi, prendeva come fonte iconografica la ‘Legenda Aurea’, una raccolta di biografie di santi dove, scrivendo della Maddalena, sulla base di quanto sostenuto pure da Papa Gregorio Magno, si identificava la ‘peccatrice’ con la ‘donna indemoniata’ e fondeva la storia con quella di Maria di Betania, sorella di Lazzaro.
Di conseguenza, per secoli, tre donne diverse, sono sempre state identificate come fossero una sola persona; dobbiamo quindi tener conto di questo dato di fatto, nel fare le nostre considerazioni, e non di come, oggi, gli studi esegetici ce lo spiegano.
Fatta questa doverosa premessa, dobbiamo quindi ritenere che, con questa presenza numerosa di Maria Maddalena, Palma volesse mettere in risalto, da un lato la misericordia di Dio che sa trasformare una peccatrice in una santa; dall’altro come, la santità, sia davvero appannaggio di chiunque lo voglia con tutte le proprie forze e a dispetto, anche, di una vita non irreprensibile.
E’ la conferma di quanto detto precedentemente, vale a dire, quanto Palma ci tenesse a rappresentare i santi come persone comuni che, volendo seguire l’esempio e gli ammonimenti di Gesù, avevano però avuto la forza ed il coraggio di fare scelte non comuni.
Simbolo di speranza
In cinque occasioni, abbiamo la compresenza di Maria Maddalena e di Giovanni Battista; qui ne mostro quattro (Fig.9, 10, 11 e 12).
Accostando questi due santi, che partivano da due posizioni contrapposte, uno fustigatore della relazione extraconiugale di Erode e l’altra fautrice, per un periodo della sua vita, di tali relazioni, si potrebbe ritenere che, il maestro, abbia voluto mettere in risalto come, la Maddalena, abbia saputo, malgrado ciò, arrivare anch’essa alla santità e quindi che nulla è precluso all’uomo.
Ad un’analisi più attenta, però, possiamo notare come ci sia un motivo, ancora più importante, che giustifica tale compresenza e che è in linea con quanto fatto emergere nei dipinti di carattere didascalico; se Giovanni Battista, con la croce sempre presente e accompagnato a volte dall’agnello sacrificale, rimanda al martirio della crocifissione, la Maddalena, col suo vaso d’unguenti, rimanda alla Resurrezione.
Insomma, anche nei dipinti di carattere privato e devozionale, Palma ci tiene a rimarcare che l’avventura umana di Gesù non termina con la Crocifissione, ma bensì con la Resurrezione.
Se con la prima, grazie pure al perdono concesso ai suoi aguzzini, Egli ha mostrato il suo Amore smisurato nei confronti dell’umanità, lasciandocelo come modello da imitare, con questi dipinti, Palma ci dice pure che, la morte in croce, non rappresenta il fine della Sua proposta salvifica, ma solo il preludio a qualcosa di ancora più grande, la sola che giustifica la Fede e la Speranza riposta dai credenti nel Dio incarnato.
C’è da chiedersi come mai, nelle Sacre Conversazioni, Lotto non abbia mai dipinto questa santa e Tiziano una sola volta (solo a partire dal 1531 ritrarrà più volte la santa, a mezzo busto e nella versione penitente); non è da escludere che sia dovuto, proprio, al motivo opposto a quello di Palma.
Probabilmente essi non erano interessati a mettere in risalto la misericordia di Dio, che sa andare oltre ogni immaginazione, e a guardare il percorso di redenzione della Maddalena, facendo prevalere il giudizio su ciò che lei rappresentava, a causa del comportamento tenuto per un pezzo della sua vita; insomma, forse non la consideravano degna di essere un modello da seguire.
Ad essere benevoli con i due maestri, potremmo supporre che, per i motivi suddetti, fossero i loro committenti che non volevano la presenza di questa santa; ma è credibile ritenere che, invece, solo quelli di Palma la volessero inserita nel dipinto, o lasciassero all’artista tale scelta?
Se poi prendiamo in considerazione pure l’altra interpretazione, quella dell’importanza fondamentale che, per Palma, rivestiva la Resurrezione, non ci possiamo stupire della mancanza di questa santa nei dipinti dei due maestri veneti, visto che, riguardo la Speranza insita nell’evento, si riscontra, da parte loro, una sensibilità meno accentuata, o comunque differente.
Anzi, per quanto riguarda Lotto, possiamo notare in maniera evidente, come egli ritenesse la Passione e la Crocifissione il fine ultimo dell’avventura terrena di Gesù e, raramente, abbia saputo proporre segni di Speranza.
Innovazione precoce
Se, anche dopo tutto quanto evidenziato, qualcuno avesse ancora dei dubbi sul fatto che, sia stato Palma a rivoluzionare questo genere pittorico, è sufficiente osservare come, già nella seconda Sacra Conversazione della Galleria Borghese (Fig.13), quella datata 1508, ci siano tutti quei particolari che determinano l’evoluzione e la maniera più moderna di concepire un’opera di questo tipo.
In questo dipinto, troviamo i personaggi, ben sei, che sono posti in comunione tra loro, con dei gesti o con i rispettivi sguardi, non a mezzo busto ma per intero; tra questi, non solo i committenti, ma pure le due sante, sono vestiti alla moda del tempo.
Inoltre il paesaggio occupa tutto il fondale; alle spalle dei personaggi e nelle immediate vicinanze, oltre al consueto albero, troviamo un borgo con un mulino, in cui vediamo pure una persona in cammino; esso è inserito in un ambiente collinare che, in lontananza, termina con lo sfondo tipico di Palma, fatto di rilievi montagnosi e con un cielo velato di nubi sparse, alle prime luci dell’alba.
Dal punto di vista iconografico, l’assenza dell’aureola e l’umanità esibita del Bambino rimandano a quanto spiegato in precedenza.
Sia per Lotto che per Tiziano, dobbiamo aspettare il 1530, quando Palma è già morto da due anni, per poter trovare in un dipinto analogo, non tutti, ma almeno la maggioranza dei particolari sopracitati.
Un’ultima annotazione: grazie a tutto quanto già evidenziato, osservando le Sacre Conversazioni di Palma si coglie un senso di pace, di tranquillità e di serenità che, in quelle degli altri massimi artisti, non si riesce a percepire.
A tale riguardo, leggiamo quanto sostenuto dallo studioso Aldo Venturi, che così ha riassunto il suo giudizio su questi dipinti di Palma: “Nelle Sacre Conversazioni trova l’espressione più schietta del suo amore di campagnolo per la terra e per il sole, presentando i gruppi fioriti all’aperto, nella vita dei campi, nella frescura del verde. Egli zufola il canto pastorale nell’Arcadia delle valli bergamasche, raccogliendo intorno alla Vergine le belle donne figlie di Pomona, i vecchi San Giuseppe, adusti pastori vissuti con le mandrie sull’Alpe, i giovani Battista ricciuti che tengono la croce come la scure dei boscaioli. Anche i colori che si stendono a festa, come sopra i più bei tappeti orientali, e squillano, e si espandono, riflettono una pace pasquale.”
Troviamo pure illuminante e pertinente il giudizio critico che, il compianto prof. Bonaldi Paolo, ha scritto in merito alla Sacra Conversazione di Mosca, ma che è appropriato pure per gran parte delle altre: “E’ un coro lirico, un equilibrio di toni, è una poesia fatta ad immagine. La sua ricchezza sta proprio qui, nella sua naturale e magica bellezza. La sua compostezza non è debolezza, ma è il fascino e la potenza della poesia. Egli nelle sue opere non urla mai, canta.”
Altri dipinti
E’ opinione diffusa tra gli studiosi, che Palma sia stato un allievo di Giovanni Bellini o, comunque, che abbia subito un forte influsso dal capostipite del rinascimento veneziano; su questo nessuno ha dubbi al riguardo.
Non possiamo però non notare come, a differenza del maestro, che eseguì tantissimi dipinti con la sola Madonna ed il Bambino, a Palma, invece, siano oggi attribuite solo tre opere simili: quelle di Berlino, di Londra e dell’Ermitage, oltreché una Sacra Famiglia, anch’essa a Berlino.
Evidentemente egli non si sentiva particolarmente attratto da questo genere, preferendo esibire la propria arte, come già visto, con un gruppo più affollato di personaggi, inserendoli in un’ambientazione affascinante e arricchente, tanto per i sensi che per lo spirito, che porta a supporre una sua collaborazione proficua con Cima da Conegliano.
Tra i dipinti che hanno una finalità prettamente devozionale, sicuramente un posto di rilievo ce l’hanno alcune opere destinate ai luoghi di culto; di queste meritano d’essere segnalate: le pale di Vicenza (Fig.14), di Zerman, di Fontanelle di Oderzo (oggi alle Gallerie dell’Accademia) e della Madonna dell’Orto, oltre a quella, di incerta attribuzione, della chiesa di San Zaccaria, a Venezia.
A queste vanno aggiunti i polittici eseguiti per la chiesa veneziana di Santa Maria Formosa (Fig.15) e per quelle bergamasche di Gerosa (oggi alla Pinacoteca di Brera), Peghera e Serina, ma in quest’ultimo caso, limitatamente a quello della ‘Purificazione della Vergine’, e solo parzialmente, poiché il tema principale è descrittivo e va oltre l’aspetto devozionale.
Per quanto riguarda invece i dipinti eseguiti per una committenza privata, meritano d’essere ricordati: un Salvator Mundi (Strasburgo), un San Girolamo (Collezione privata svizzera) e un San Giovanni evangelista (Vienna).
Palma ha eseguito molti altri dipinti di genere sacro, ma che hanno un’altra finalità rispetto a quella della semplice devozione o venerazione dei personaggi raffigurati; essi infatti, raffigurando un evento del Vecchio o del Nuovo Testamento, hanno spesso una funzione di carattere didascalico.
L’approfondimento relativo a queste ultime opere, per chi non lo avesse già letto, lo potete trovare nel capitolo ‘Il Sacro in Palma’, in cui emerge una capacità unica del maestro nel far sentire, l’osservatore, al centro e parte in causa dell’evento raffigurato.
Bibliografia
Palma il Vecchio di Giovanni Mariacher;
Milano, Bramante Editrice 1968.
La sessualità di Cristo nell’arte rinascimentale e il suo oblio nell’età moderna di Leo Steinberg;
Milano, Il Saggiatore, 1986.
Palma il Vecchio L’opera completa di Philip Rylands;
Milano, Arnoldo Mondadori Editore 1988.
L’opera completa di Tiziano di Francesco Valcanover;
Milano, Rizzoli Editore 1999.
Tiziano di Stefano Zuffi;
Milano, Mondadori Electa Coll. Grandi Monografie 2006.
La Sacra Conversazione di Palma il Vecchio Restauro del dipinto di Belgrado di Alessandro Bianchi
con la collaborazione di Chiara Compostella e Gloria Tranquilli; Roma, Artemide 2007.
Palma il Vecchio di Erica Bernardi;
Bergamo, SESAAB spa Coll. Pittori Bergamaschi 2009.
Palma il Vecchio Lo sguardo della Bellezza di G.C.F. Villa;
Milano, Skira Editore 2015.
A Palma il Vecchio omaggio alla sua pittura Palma tra Serina e Venezia tra Bellini e Tiziano
testo dei Prof. Rodolfo Profumo e Paolo Bonaldi, Comune di Serina, 2015.
Giorgione di Giovanni C.F. Villa;
Cinisello Balsamo (MI), Silvana Editoriale 2021.
Lorenzo Lotto Catalogo generale dei dipinti di Enrico Maria Dal Pozzolo;
Milano, Skira Editore, 2022.
Lotto, Palma e Tiziano La loro idea del Sacro di Marino Cavagna;
Bergamo, Corponove, 2022.











