Gran parte dei dipinti rinascimentali, di genere sacro, avevano una funzione prettamente devozionale; basti pensare a quelli con un solo personaggio (santi vari, o Salvator Mundi), o alle moltissime Madonne con il Bambino, oppure ancora, a gran parte dei polittici e alle cosiddette Sacre Conversazioni (sia le pale, collocate nei luoghi di culto, che i dipinti ad uso privato).
Tuttavia ci sono alcune opere, in special modo quelle che trattano eventi del Vecchio e del Nuovo Testamento, che, tutt’oggi, non si limitano ad indurre il credente alla devozione o alla venerazione dei personaggi raffigurati, ma pure alla riflessione e alla meditazione su temi fondamentali del Cristianesimo quali: l’Incarnazione, la Fede, la Speranza, l’Amore d Dio e la sua Misericordia, la Redenzione grazie al sacrificio di Gesù, gli insegnamenti di Costui, il ruolo della Vergine come Madre dell’umanità, ecc.
In questi dipinti, se li si osserva con la dovuta attenzione, emergono più che mai, tanto la sensibilità religiosa e la capacità dell’artista, che le eventuali richieste del committente o del consulente teologico.
Queste ultime, solitamente, affidavano il compito didascalico, soprattutto al valore simbolico di oggetti presenti nel dipinto; in tal caso il messaggio risultava essere, sicuramente, più criptico per il credente, ed il rischio era che costui non sapesse cogliere, pienamente, il significato insito nell’opera.
A maggior ragione questa considerazione vale oggi, visto che la fede religiosa, è andata sempre più affievolendosi, e ciò che un tempo era patrimonio comune, ora non lo è più.
Quanto al ruolo preminente dell’artista, lo possiamo riscontrare non solo sotto l’aspetto tecnico ed artistico, ma pure attraverso la scelta iconografica, esplicitata negli sguardi e negli atteggiamenti fatti assumere ai vari personaggi che, anche a distanza di secoli, ci sanno aiutare a comprendere meglio il messaggio del dipinto, lasciando meno dubbi a livello interpretativo.
Da questo punto di vista, Palma dimostra una capacità unica, dal momento che le sue scelte iconografiche, non solo sono più facilmente comprensibili, utilizzando pochissimo il simbolismo, ma sono pure decisamente più originali, innovative e ricche di significato, rispetto a quelle degli altri più importanti artisti dell’epoca, come possiamo riscontrare in più casi; quelli su cui andiamo a soffermarci sono i più evidenti.
L’analisi dettagliata e i confronti, con le opere simili degli altri artisti, li potrete trovare nel capitolo ‘Analisi Opere’, man mano che verranno pubblicate.
L'Assunzione della Vergine
I pittori rinascimentali, rifacendosi ai testi dei vangeli apocrifi, hanno dipinto questo fatto miracoloso in due modi: o mostrandoci la Vergine tutta intenta a salire in Cielo, oppure, soprattutto in ambito toscano, mentre dona la propria cintura al sempre incredulo apostolo Tommaso.
Palma invece (Fig.1), con una scelta innovativa, assembla i due racconti apocrifi e raffigura la Madonna mentre si sfila la cintura e la dona, non al solo Tommaso, soddisfacendo così la curiosità e l’amor proprio di una sola persona, come da tradizione, ma a tutti gli apostoli, mandando quindi un messaggio alla Chiesa intera, visto che costoro la rappresentano.
In questo dipinto il maestro non si limita all’esaltazione della figura della Vergine, come possiamo constatare nelle analoghe opere degli altri artisti, ma Costei, forse per la prima volta, viene proposta come Madre di tutta l’umanità.
Sia Lotto (Chiesa di Celana), che Tiziano (Duomo di Verona), riprenderanno molti anni dopo, l’idea della cintura donata agli apostoli; il primo dimostra, però, di non aver compreso, per nulla, il motivo che aveva indotto Palma a fare ciò, a differenza del secondo che sembra cogliere, almeno in parte, la ricchezza di significato, insita nel dipinto del maestro orobico.
In quest’opera, grazie pure ad altri particolari, il più importante dei quali è lo scambio vicendevole degli sguardi tra i protagonisti della scena, la Vergine, non solo mostra la Sua vicinanza ed attenzione di Madre, ma rassicura pure i credenti che possono sempre contare sulla Sua intercessione, oltre a prefigurare anche la resurrezione di ogni persona.
Insomma, l’impressione è che Palma voglia far comprendere al fedele, che l’uomo non è un essere abbandonato a sé stesso; messaggio difficilmente riscontrabile nelle le altre Assunzioni.
La Resurrezione
Anche il Risorto, del polittico della Parrocchiale di Serina (Fig.2), mostra la propria precipua attenzione al fedele, fissandolo con lo sguardo e venendogli incontro.
Se gran parte degli artisti del tempo, si limitano a presentarci la Resurrezione come la massima dimostrazione dell’Onnipotenza di Dio, raffigurando un Cristo trionfante sulla morte, Palma sa pure mostrarci chi è la vera destinataria e beneficiaria di tale trionfo: l’umanità intera.
L’avanzare di Gesù verso l’osservatore, gesto unico nel panorama rinascimentale, prefigura un incontro che, negli altri dipinti analoghi, non è previsto; infatti, negli altri casi, troviamo il Risorto, o immobile, oppure mentre si sta innalzando verso il Cielo.
Inoltre, con i Suoi due gesti di prossimità, il Risorto di Palma rassicura pure il credente, estendendo ad ogni persona la sue promesse fatta agli apostoli, rappresentati da Filippo e Giacomo il Maggiore, posti ai suoi lati: «…Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo», nonché “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: … che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”, con il carico di Speranza che, da tutto ciò, ne deriva.
Non c’è ombra di dubbio che, per Palma, l’Incarnazione non potesse che essere strettamente legata alla Resurrezione, e non solo alla Crocifissione, come per esempio in Lotto, perché ciò che dà senso alla vita, soprattutto per un credente, è sapere che con la morte non finisce tutto, ma inizia la vera Vita; convinzione, questa, che troviamo esplicitata in tutta la produzione sacra di Palma.
L'Annunciazione
Nella raffigurazione di questo evento, di capitale importanza per comprendere il motivo che sta dietro allo scandalo di un Dio che si è fatto uomo, la maggior parte degli artisti ci mostrano il momento iniziale dell’incontro, tra l’Arcangelo Gabriele e la Vergine, ipotizzando un atteggiamento di soggezione e di sottomissione, quando non addirittura un moto di paura, provati da Maria.
Palma è l’unico maestro che, invece (Fig.3), oltre a presentarci l’incontro in un clima di massima serenità e tranquillità (significativo che Costoro siano raffigurati vicini, sullo stesso piano, uno di fronte all’altra, e lo sguardo dell’una converga con quello dell’altro), ci presenta pure il momento più importante, quello dell’accettazione di Maria al progetto di Dio, premessa necessaria per dare inizio all’Incarnazione di Dio.
La mano destra aperta della Vergine, non può che avere il significato di accoglienza, non solo e non tanto dell’ospite, quanto del messaggio e della richiesta Divina, confermata, per altro, dalla stessa posizione delle dita che vediamo nelle mani del Padre Eterno (Partic.1).
Palma, inoltre, ci spiega pure il motivo di fondo dell’Incarnazione: vale a dire l’Amore di Dio per l’umanità, manifestato in maniera palese dalle Sue braccia aperte, in segno di affetto e di misericordia; Costui non appare, insomma, come un’Entità onnipotente, misteriosa e lontana, da temere e di cui essere sudditi, come proposto in molti analoghi dipinti.
La Vergine, col suo atteggiamento sereno e per nulla timoroso, dimostra che, la sua accettazione al progetto di Dio, non è dovuta ad alcun condizionamento di sorta, e di credere che il proprio Dio, sia un Padre amoroso a cui affidarsi completamente, invitandoci a fare altrettanto.
Il martirio di san Pietro da Verona
Un esempio fulgido di questa capacità e volontà di abbandonarsi completamente al volere di Dio, lo vediamo nel ‘Martirio di san Pietro da Verona’ (Fig.4), dove il santo accetta serenamente il sacrificio della propria vita.
In quest’opera il maestro riesce a farci comprendere la differenza enorme che passa, tra un assassinio ed un martirio, e perché Pietro abbia meritato di essere stato eletto santo, a differenza del confratello, anch’esso ferito a morte.
Infatti costui, dipinto in secondo piano, è preoccupato solo di scappare e salvare la pelle, non vedendo in quel fatto tragico il coronamento della sua vita di fede.
Se dal punto di vista umano il suo atteggiamento è comprensibile, è però evidente perché non possa essere stato proposto, ai fedeli, come modello.
Dopo Palma, altri artisti (Tiziano, Pordenone, Moretto, Vasari, ecc.) hanno dipinto un’opera analoga, sapendo trasmettere, sicuramente, la tragicità del fatto e l’orrore per la sorte dei due monaci, ma non la potenza della fede e l’essenza del martirio che trasforma, colui che lo subisce, in un modello da imitare, quale testimonianza di coerenza e fede negli ideali che l’hanno determinato.
Palma, invece, ha voluto farci capire che, quella che vediamo, non è una fine tragica, ma il trionfo di una vita spesa nella fede in Dio.
Il fatto che oggi, purtroppo, si sappia apprezzare solo l’aspetto tragico e violento di una scena, e si rimanga indifferenti alla capacità di un artista, di saper cogliere e di spiegarci il vero significato del martirio, è un’enorme lacuna nostra, oltreché uno svilimento del sacrificio di chi l’ha subito.
Cristo e l'adultera
Nella raffigurazione del racconto evangelico in cui, alcuni giudei interpellano Gesù perché, in osservanza della Legge, vogliono lapidare una donna colta in flagrante adulterio, nessun altro artista del ‘500, ha saputo rendere più esplicita la risposta data da Costui, interpellandoci e inducendoci a riflettere, su quale sarebbe stato il nostro comportamento.
In entrambi i dipinti, con due scelte iconografiche originali e, per quanto riguarda la seconda, del tutto innovativa, il maestro riesce nell’intento, rendendo palese su quale, dei due peccati, l’osservatore debba meditare: tra quello compiuto dalla donna, e quello dei farisei, di pretendere d’essere giudici delle colpe altrui.
Nel primo caso, nel dipinto dell’Ermitage (Fig.5), Palma si rivolge direttamente a noi, con una scritta posta sopra la testa della donna: “Qui vestrum est sine peccato primus lapidem proiciat in eam“, vale a dire: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei“; nel secondo dipinto, quello di Roma (Fig.6), raffigurando Gesù con lo sguardo fisso rivolto a noi, per interpellarci ed invitarci a non giudicare il comportamento altrui e ad affidarci, piuttosto, al Suo giudizio misericordioso.
In entrambi i casi, Palma ci trasforma in ipotetici farisei ed accusatori della donna, lasciando a ciascuno di noi il compito di riflettere, sul nostro consueto comportamento e metro di giudizio, nei confronti degli errori altrui.
Amore Divino e amore profano
Concludiamo questa succinta analisi, con il suo ‘Amore Divino e amore profano’ (Fig.7), dagli studiosi odierni ritenuto, incomprensibilmente, un’opera di carattere mitologico e titolato ‘Venere, Marte e Cupido’, che probabilmente rappresenta, invece, il più grande atto di fede, nell’Amore e nella misericordia del Dio incarnato, che un artista potesse fare.
Sinteticamente, in quest’opera viene posto il confronto tra due indicazioni.
La prima, quella dell’indice della mano destra di Marte, ad indicare l’amore delle divinità greche e romane, descritto nei testi degli scrittori classici e caratterizzato dalle stesse fragilità di quello umano.
L’altra, quella dell’indice della mano sinistra di Venere, ad indicare l’Amore Divino, esplicitato da un Padre Eterno con le braccia allargate (Partic.2), in segno di affetto e di misericordia, e con in mano un cartiglio, a significare i testi evangelici, dove viene descritto l’amore più grande possibile, quello messo in pratica da Gesù, perché più forte di ogni affronto, tanto da arrivare a perdonare persino i propri aguzzini.
Un Amore, quindi, da prendere a modello, perché l’unico totalizzante e che sappia andare oltre le miserie e fragilità umane; del resto, la presenza del Padre Eterno, che offre il proprio amore, anche sulla scena di una vicenda ‘peccaminosa’, come quella del rapporto amoroso tra le due divinità, contrassegnato dall’infedeltà di Venere nei confronti del marito Vulcano, lo sta a dimostrare.
In definitiva, con questo dipinto, Palma dice alla gente del suo tempo, ma pure a noi, che l’Amore del Dio dei cristiani, non ha confronti con qualsiasi altro, a partire da quello praticato dalle divinità classiche.
E’ davvero difficile individuare chi altri, nel panorama rinascimentale, abbia proposto un confronto simile.
Conclusioni
Potremmo continuare con alcuni altri dipinti, ma gli esempi fatti, oltre ad essere i più importanti ed espliciti, sono sicuramente sufficienti per comprendere come ci sia un filo conduttore che li accomuna tutti: il posto di rilievo dato da Palma all’umanità, verso cui, la Vergine, Gesù o Dio stesso, si rivolgono, mostrandole la Loro prossimità, oltreché facendola sentire l’oggetto primario delle Loro attenzioni e del loro Amore.
In poche parole, in Palma l’uomo diventa il centro del mondo, ma non in quanto suo padrone e dominatore, piuttosto come l’essere vivente privilegiato da parte dell’Assoluto; il rapporto di sudditanza nei confronti della Divinità, vissuto fin dall’antichità, dai popoli di ogni latitudine, si trasforma nella convinzione di essere il centro dell’Amore del Dio incarnato e di poter sempre contare sulla Sua Misericordia.
E’ interessante constatare che, in un’epoca non certo facile, come quella dei primi decenni del XVI secolo, tanto per motivi politici (guerre sanguinose e continue), che religiosi (Controriforma luterana) e sociosanitari (carestie e pestilenze che colpivano a più riprese), Palma, pressoché in solitudine, nelle sue opere di genere sacro sapesse anteporre un messaggio di Speranza, proposto dal Dio incarnato, rispetto a quelli più consueti dell’Onnipotenza, come contraltare del potere politico terreno (vedi per esempio Tiziano), oppure della ieraticità o della sofferenza redentrice come unica strada per la Salvezza (vedi Lotto).
Inoltre, in queste opere, egli dimostra di non volersi mai limitare alla semplice raffigurazione, di come potrebbe essere avvenuto l’evento, e di non accontentarsi di indurre e provocare, in chi guarda il dipinto, solo delle semplici emozioni, ma di saper meditare e di voler sempre aiutare a comprendere al meglio, il messaggio proposto dallo stesso.
E’ poi curioso notare che, a Palma, sia generalmente sufficiente una sola opera, per riuscire a trasmettere, dell’evento raffigurato, un numero consistente di messaggi coerenti e appropriati, rispetto ai suoi colleghi che, nemmeno con molti dipinti, sanno raggiungere gli stessi risultati.
Infine non si può non evidenziare che, i messaggi proposti da Palma, siano facilmente comprensibili, dal momento che, da un lato, l’uso del simbolismo è marginale, quando non addirittura assente; d’altro canto, gli atteggiamenti tenuti dai protagonisti non lasciano dubbi e non hanno bisogno della traduzione di esperti della materia.
Non ci sono sicuramente dubbi sul fatto che, la grandezza di un artista, si misuri, tra le altre cose, anche nella capacità di esprimere concetti difficili in modo chiaro, semplice e non confuso o contraddittorio; sotto questo aspetto, Palma ha saputo dare prova, ampiamente, delle sue altissime qualità.
Per chi non fosse interessato ai messaggi proposti dai dipinti, ma si limitasse a valutare la loro originalità dal punto di vista estetico, non si può non evidenziare che, negli esempi analizzati, la scelta iconografica di Palma si distingua sempre, dal modus operandi del tempo.
Altri dipinti
Tra i dipinti di genere didascalico e descrittivi di eventi della Sacre Scritture, meritano d’essere segnalati pure i racconti biblici: ‘Incontro di Giacobbe e Rachele’ (Fig.8) e ‘Tobia e l’Angelo Raffaele’; le due ‘Adorazione del Bambino da parte dei pastori’ di Zogno (una pala) e del Louvre (Fig.9); le due ‘Resurrezione di Lazzaro’ di Firenze (Fig.10) e di Filadelfia; i tre eventi legati alla Passione di Gesù: ‘Ultima Cena’, ‘Flagellazione’ (Fig.11) e ‘Tumulazione’; infine la parte centrale del polittico della ‘Purificazione della Vergine’ di Serina.
Bibliografia
Palma il Vecchio di Giovanni Mariacher;
Milano, Bramante Editrice, 1968.
Palma il Vecchio L’opera completa di Philip Rylands;
Milano, Arnoldo Mondadori Editore,1988.
Lorenzo Lotto Il genio inquieto del Rinascimento di David Alan Brown, Peter Humfrey e Mauro Lucco; Milano, Skira Editore, 1998.
L’opera completa di Tiziano di Francesco Valcanover;
Milano, Rizzoli Editore, 1999.
Tiziano di Stefano Zuffi;
Milano, Mondadori Electa Coll. Grandi Monografie, 2006.
Palma il Vecchio di Erica Bernardi;
Bergamo, SESAAB spa Coll. Pittori Bergamaschi 2009.
Palma il Vecchio La diligente tenerezza del colore di Roberto Belotti e Silvana Milesi;
Bergamo, Corponove, 2014.
Palma il Vecchio Lo sguardo della Bellezza di G.C.F. Villa;
Milano, Skira Editore, 2015.
Lorenzo Lotto Catalogo generale dei dipinti di Enrico Maria Dal Pozzolo;
Milano, Skira Editore, 2022.
Lotto, Palma e Tiziano La loro idea del Sacro di Marino Cavagna;
Bergamo, Corponove, 2022.














